LA CRIPTA DEI CAPPUCCINI di JOSEPH ROTH

Dalla presentazione del capolavoro di J.Roth nell'edizione del 2002 Mediasat Group/Euromeeting Italiana: La Cripta dei Cappuccini è forse il più struggente e lucido addio che mai scrittore abbia dato al proprio mondo. Nel 1938, anno in cui il romanzo fu scritto, l'Austria felix, della cui cultura Joseph Roth si sentiva legittimo erede, spariva definitivamente sotto il tallone di Hitler, completando la parabola di sfacelo iniziata dopo la prima guerra mondiale con la dissoluzione dell'impero austro-ungarico. La cripta dei cappuccini (Die Kapuzinergruft) edizione italiana del 1974 Adelphi -traduzione di Laura Terreni. L'inconsueto divenne per tutti noi la consuetudine.Era un precipitoso assuefarsi. Quasi senza saperlo ci adeguavamo con la più grande sollecitudine, anzi correvamo dietro a fenomeni che odiavamo e aborrivamo. Cominciammo addirittura ad amare la nostra disperazione come si amano dei nemici sinceri.Anzi ci sprofondavamo dentro. Le eravamo grati perché inghiottiva i nostri piccoli affanni personali, lei, la loro sorella maggiore, la grande disperazione, che invero non cedeva a nessun conforto, ma nemmeno a nessuna delle nostre preoccupazioni quotidiane. Secondo me, si capirebbe e certo si perdonerebbe anche la spaventosa arrendevolezza delle odierne generazioni di fronte ai loro ancor più spaventevoli asservitori, se si pensasse che è della natura umana preferire la grandiosa sciagura che tutto distrugge all'affanno particolare. L'immane sciagura inghiotte rapidamente la piccola disgrazia, la disdetta insomma. E perciò in quegli anni noi amavamo l'immane disperazione... (segue)

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