Impossibile sottrarsi a quella legge arcaica e spietata che esige una vendetta sanguinaria per un tradimento così grave, non riparabile in alcun altro modo se non con lo scorrere del sangue dei colpevoli? Soltanto il sangue dei traditori, e soltanto esso, può essere utilizzato per l'indispensabile lavacro dell'onta subita.E' la spietata, ma salomonica punizione; quella d'altronde che la comunità tutta di Montecciu si aspetta da chi ha ricevuto l'offesa. Ora! Subito! Sfondato l'uscio di casa, Peppino salì di corsa per la ripida scala di legno al piano superiore e si trovò in un baleno nella camera, quasi interamente occupata dal grande letto di ferro. Dalla finestra filtrava la luce argentea e sinistra della luna piena, che rendeva ancora più spettrale l'ambiente disadorno, senza un armadio, senza uno specchio, senza neanche un comodino. Solo uno spazioso cassettone intarsiato di figure arcaiche - cervi, figure femminili abbozzate appena, vaghi motivi geometrici e floreali - verniciato di nero e che, accostato alla parete nuda e bianca , sembrava un catafalco piuttosto che un ripostiglio per pochi, miseri abiti fuori stagione e logore coperte di orbace. E li vide, con gli occhi ardenti di gelosia, i due maledetti amanti. Erano tremanti, ancora intenti a rivestirsi dopo essersi liberati della ingombrante coltre. Peppino li fissò con i suoi spietati occhi di fuoco. Non disse una parola. I suoi gesti, i suoi movimenti restarono stranamente lenti: pareva volesse far durare il più a lungo possibile la loro sofferenza prima della scontata e terribile esecuzione. Aveva in mano le loro vite e ciò lo fece sentire forte e potente come non lo fu mai. Il suo cuore sembrava andare in mille pezzi e si immaginò, godendone, il ritmo forsennato che sicuramente avevano assunto le palpitazioni dei due. "Bastardi traditori!" gli parve di aver urlato, ma niente udirono Filomena e il Giuda. I loro sensi, tutti quanti, non rispondevano ad alcuna sollecitazione esterna. Il terrore li aveva del tutto annullati e i due maledetti erano già diventati statue collocate dalla mente di Peppino - ormai frantumata in mille schegge impazzite - nel piccolo cimitero di Montecciu. Se Filomena avesse assistito alla danza del drago a China Town, avrebbe rivisto nel volto di Peppino lo stesso sguardo di quella terribile creatura. I due giovani accennarono una fuga. Ma dove, se l'uscio era interamente ostruito da Peppino col suo fucile spianato? Fu tutto inutile. Nessuno dei due trovò neppure la forza di urlare. Giuseppe Sulis, senza aprire bocca, esplose due colpi: il primo massacrò il volto di Tore Coi, l'ultimogenito della famiglia presso cui Filomena lavorava da anni. Il secondo colpo, dopo averle lanciato un ultimo sguardo carico di ferocia, lo diresse contro Filomena, in pieno petto, mentre lei implorava: "No, no, no. Non farlo!" Premere il grilletto e far partire contro Filomena quel colpo devastante fu troppo facile, inevitabile, liberatorio di tutti i suoi incubi.
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