LA DANZA DEL DRAGO - capitolo finale (6)

Gli spari, amplificati oltremisura dalla strettoia dove sorgeva la casa di Giuseppe l'americano, riecheggiarono come spaventosi tuoni prima dei temporali invernali. Ma il cielo limpido, illuminato da un'immensa luna piena, escludeva una qualsiasi perturbazione atmosferica. Si destarono dal loro torpore notturno gli uomini, le donne, i cani dell'intero paese. Fu un risveglio accompagnato dai timori che assalgono una comunità ristretta quando una disgrazia, un incendio, una calamità naturale di cui si ha notizia o a cui si assiste impotenti, possono aver danneggiato o travolto un amico, un parente, un vicino di casa. E allora decine di domande si accavallano nelle menti di coloro che sono, al momento, ancora al di fuori dell'evento. La medesima confusione si replicò anche la notte del ritorno di Peppino a Montecciu. Le domande appena abbozzate nelle menti ancora sonnacchiose vengono subito ricacciate. Ma i pianti di paura che accompagnano tali incertezze prendono il sopravvento sulle persone - nonne, mamme, sorelle, spose e poi a cascata sui più piccoli - sino a creare un'atmosfera di caotica e irrefrenabile frenesia. Chi mai può essere il pazzo che spara due colpi di fucile nel pieno della notte? Un ladro che ha trovato piombo anziché oro? Bene hanno fatto a sparargli! Ma non ci sono ladri a Montecciu! Un marito tradito, accecato dalla gelosia? Sembra proprio che gli spari arrivino dalla casa di Giuseppe Sulis Ma no, non è possibile; Peppino è in America! Il vicino di casa, Antonio Mereu, il primo ad accorrere imbracciando anch'egli un fucile, trovò Peppino accovacciato accanto ai due corpi straziati. Il loro sangue già colava al piano di sotto attraverso le fessure del vecchio solaio. Peppino, col capo chino, ripeteva meccanicamente, come una nenia funebre: No, Filomena, Peppe tou no est in America. No est in America . No est in America... Accorsero altri cinque, sei uomini, urlando alle loro donne di restare chiuse in casa, e che nessuna si affacciasse. Nella casa del massacro c'era ormai una piccola folla, ma nessuno cercò di disarmare Giuseppe Sulis, e nessuno tentò neppure di fermarlo quando rivolse il fucile sotto il mento, alla gola, e fece partire un colpo, mentre finiva di sussurrare: Peppe non torrat prusu in America.

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