SULLE ORME DEI FENICI IN SARDEGNA - EDIZIONE KINDLE AMAZON

CANANEI, FENICI, PUNICI Il confine dei Cananei andava da Sidone in direzione di Gerar fino a Gaza, poi in direzione di Sodoma, Gomorra, Adma e Zeboim, fino a Lesa. Questi furono i figli di Cam secondo le loro famiglie e le loro lingue, nei loro territori e nei loro popoli. Così l’Antico Testamento (Genesi 10, 20). Con il nome di Cananei venivano indicate le popolazioni che, prima della conquista da parte di Israele, erano stanziate a Canaan (Cananea), cioè la Regione che comprendeva l’attuale Libano, il sud della Siria e quello che successivamente sarebbe diventato il territorio di Israele. Oltre ai Cananei, il paese era abitato anche da alcune tribù di Amorrei (o Amorriti), popolazioni, quest’ultime, seminomadi di origine siriana, cui andavano ad aggiungersi altri gruppi di diverse etnie, tanto che “Cananei” finì per designare un insieme di popoli. All’inizio del XII secolo a.C. anche la regione di Canaan subì l’invasione di popolazioni provenienti dall’area egeo balcanica e che vengono designati genericamente come Popoli del mare. Il loro tentativo d’impadronirsi del ricchissimo Egitto venne arginato, dopo numerosi scontri sia terrestri che navali, dal Faraone Ramesse III che, pur vittorioso, si vide però costretto ad abbandonare la regione palestinese. Tra i Popoli del mare, figuravano i Filistei che, approfittando della crisi politica e militare che seguì al loro arrivo, divennero la potenza egemone dei territori che prima d’allora avevano visto la supremazia dei Cananei. I Filistei occuparono stabilmente i territori agricoli della Palestina meridionale, soprattutto quelli lungo la costa e le valli retrostanti, mentre sulle montagne si affermava sempre più il peso delle tribù d’Israele. I Filistei, i Cananei, gli Amorrei e i Fenici propriamente detti, si ritrovarono dunque ad occupare, in alcuni periodi della loro storia, la stessa macro-regione che vide il sorgere di soggetti politici indipendenti. L’organizzazione politica dei Fenici si basava su numerose città-stato, tra le quali si distinsero, per il ruolo economico esercitato, Biblo, Sidone, Tiro, Tripoli, Arwad che pur unite da un’affinità (o identità) religiosa, etnica e linguistica rivaleggiarono per lunghi periodi tra di loro, senza peraltro giungere a significativi conflitti armati. La più antica delle città fenicie, Biblo, si ritiene sia stata fondata attorno al 3.000 a.C., mentre risalirebbe al 2.750 la nascita di Tiro. Il grande lascito dei Cananei (e dei Fenici) all’Umanità è probabilmente rappresentato dal loro alfabeto, la cui scoperta o perfezionamento si può datare attorno al 1800 a. C. E’ comunque arduo attribuire ai popoli cananei e fenici la priorità nella invenzione dell’alfabeto che probabilmente ha delle origini più remote; resta comunque un loro grande merito aver diffuso l’uso dell’alfabeto (anche se inizialmente composto di sole consonanti) e questa diffusione non poteva che essere avvenuta grazie a un popolo che faceva dei viaggi, della navigazione e dei commerci la sua attività tradizionale. Furono comunque i Greci che adattarono l’alfabeto fenicio alla loro lingua (introducendo anche le vocali e passando dalle ventidue lettere dell’alfabeto fenicio alle ventiquattro di quello greco) e che contribuirono a diffondere, grazie anche alla filosofia, ai grandi poemi omerici e alle opere degli storici, quella che può essere considerata una delle più importanti scoperte dell’Umanità. Non esistono dubbi sul fatto che la principale fonte economica dei Cananei fosse costituita dal commercio, al punto che in ebraico la parola cananeo significa mercante, anche se occorre ricordare che alcuni interpretano l’origine del termine dal vocabolo accadico kinahhu che indicherebbe il rosso - porpora, allo stesso modo in cui il greco phoinike (fenicio) designa lo stesso colore. Cananeo e fenicio, dunque, accomunati anche dalla designazione di utilizzatori della porpora. I Fenici e i loro antenati Cananei, inoltre, abitarono all’incirca lo stesso territorio. Sono perciò numerosi i punti di contatto tra questi due popoli, tanto è vero che i Fenici sono considerati i diretti e legittimi continuatori della civiltà cananea, sul piano etnico, linguistico e culturale. I Fenici occupavano una striscia di terra stretta tra i monti (Libano) e il mare, in città-stato situate in isolette (Tiro, Arwad) o sulla costa (Sidone, Biblo). Il limitato territorio e la sua collocazione geografica a ridosso della linea costiera, in una posizione favorevole e centrale rispetto alle maggiori Potenze politiche ed economiche dell’epoca, furono le cause che determinarono la nascita e l’espansione di quella egemonia (se non proprio monopolio) nei traffici marittimi al servizio di un’efficiente e solida rete commerciale. Il commercio fenicio per alcuni secoli rifornì di ogni genere di mercanzia i ricchi mercati di Babilonia, Assiria, Egitto, e in seguito allargò l’area degli scambi ai Paesi gravitanti intorno al Mediterraneo occidentale. Il prodotto di punta del commercio fenicio era rappresentato, come già detto, dalla porpora: “Dal murex trunculus ( brandaris) o più precisamente la una sua piccola ghiandola situata all’interno della caratteristica punta della conchiglia, si estraeva una goccia di un liquido biancastro: con l’aggiunta di sale e aceto, il liquido messo alla luce del sole assumeva un colore giallo, che diventava a poco a poco di un rosso intenso, cremisi, violaceo. Era la porpora, il migliore colorante conosciuto, usato sia diluito sia concentrato per tingere abiti di lusso, avori, legni pregiati … Erano, in effetti, i Fenici di Tiro, di Sidone e di Dor a produrre allora le migliori tinture. La loro superiorità in questo campo aveva fatto sì che il colore rosso, come già detto, avesse preso i l nome di phoini. A Cnosso, spesso le fiancate dei carri erano dipinte di rosso vermiglio o scarlatto, ponikiya o ponikea”. Tratto da: “ La vita quotidiana in Grecia ai tempi della guerra di Troia” di Paul FAURE, 1995 - Rizzoli Editore. La Fenicia, o meglio, le città-stato che occupavano quel lembo di territorio costretto tra il mare e le montagne del Libano e della Galilea, che non superava i duecento chilometri di lunghezza e che in alcuni tratti si restringeva fino a una dozzina di chilometri, era un Paese che disponeva di limitate risorse agricole; la sua ricchezza era costituita dal mare. A causa della scarsità del territorio, gli abitanti delle sue numerose e sovrappopolate città avevano la necessità di ricevere regolarmente gli approvvigionamenti dei prodotti alimentari e dei metalli dai paesi stranieri, che a loro volta aprivano i propri mercati per accogliere le merci che gli abili artigiani fenici producevano. I prodotti maggiormente apprezzati erano quelli dell’oreficeria, della tessitura, della carpenteria metallurgica e navale; molto richiesti anche i prodotti dell’industria vetraria. La navigazione fenicia attorno all’XI secolo a. C. si estese fino raggiungere le più remote coste del Mediterraneo occidentale alla ricerca delle materie prime che scarseggiavano o erano del tutto assenti nei territori del Vicino Oriente. Giova ricordare che per i loro traffici marittimi i commercianti fenici utilizzavano le rotte, ben più antiche, che erano state seguite per diversi secoli dai vascelli micenei già a partire dalla metà del II millennio a.C. E come fecero prima di loro le popolazioni micenee (stabilitesi nel Peloponneso e nelle isole antistanti la Grecia) anche i naviganti fenici seguivano delle rotte adatte alle loro imbarcazioni a vela, sfruttando sia i venti che le correnti marine. Ma chi erano i Micenei? Se fino alla metà del II Millennio furono le flotte cretesi a dominare il Mediterraneo monopolizzando i traffici anche grazie alle loro veloci navi costruite in legno di cipresso e che utilizzavano il doppio timone, la vela e i remi, a partire da questo periodo sono gli Achei a prendere il loro posto. Gli Achei, popolazioni del nord che invasero all’inizio del secondo millennio la penisola greca, erano valenti guerrieri e marinai che fondarono diverse città-stato e fra queste emerse Micene, da cui prese nome la civiltà micenea. Quest’ultima sviluppò un notevole grado di ricchezza e potenza, grazie anche ai frequenti contatti con la vicina civiltà minoica sviluppatasi già da diversi secoli nella vicina isola di Creta. Intorno alla metà del II millennio si verificò una gravissima crisi del potere minoico e ciò permise agli achei (micenei) d’insediarsi nelle città-palazzo dell’isola di Creta (Cnosso e Festo) e di occupare il vertice di potere nella società cretese. Verso il 1200 a.C., però, i documenti micenei (tavolette) registrarono numerosi preparativi militari diretti alla difesa delle città in seguito a imminenti pericoli rappresentati da potenti e sconosciute popolazioni che si apprestavano a invadere la penisola greca. Il pericolo forse arrivava dal mare, se prestiamo fede ai documenti egiziani e ittiti che parlano dell’arrivo dei Popoli del mare. I Paesi minacciati furono oggetto di numerose ondate d’invasione che causarono distruzioni, saccheggi e sconvolgimenti politici che proseguirono per decenni coinvolgendo nel caos e nella catastrofe i territori dell’intera area anatolica, siriana e palestinese. I Micenei, che pure avevano rappresentato per diversi secoli una potenza economica e militare di notevole livello, non riuscirono a fermare l’ondata d’invasione e i palazzi dei regnanti achei vennero conquistati, saccheggiati e distrutti. Pur restando ancora da appurare alcuni punti oscuri, sappiamo che la violenza degli invasori mise fine a quella che fu una delle più luminose civiltà dell’intero Mediterraneo. La Grecia ripiombò di colpo nella preistoria e conobbe allora un periodo che per alcuni secoli divenne così oscuro e tragico che vide le popolazioni sopravvissute abbandonare persino l’uso della scrittura. Ma con fatica, dopo molti secoli bui, e grazie anche a nuovi flussi immigratori, la Grecia riprese il cammino verso la civiltà e potè illuminare con il genio dei suoi popoli la cultura occidentale. L’Egitto, regnando Ramesse III, dopo decine d’anni di sconfitte, riuscì ad arginare l’avanzata dei Popoli del mare, ma dovette rinunciare al possesso della Palestina. Questi enormi sconvolgimenti politici ed economici permisero, attorno all’XI secolo, ad altre popolazioni del Vicino Oriente ( Filistei, Siriani, Cananei e i loro successori Fenici) di occupare lo spazio vuoto lasciato dai Micenei nei commerci marittimi anche nelle rotte del Mediterraneo occidentale, soprattutto alla ricerca di metalli. I metalli più richiesti nei ricchi mercati orientali erano l’argento, lo stagno, il rame, il piombo, e queste materie prime si trovavano dislocate notoriamente nell’estrema parte occidentale del Mediterraneo, coste italiane tirreniche (Etruria), francesi (Golfo del Leone) e in quelle iberiche. I commercianti e navigatori che dal secolo XI in avanti ripresero a solcare l’intero Mediterraneo vengono solitamente definiti Fenici soprattutto dagli scrittori greci. Non dobbiamo comunque dimenticare che con questo nome riportato nelle cronache dell’epoca s’intendeva indicare un insieme di popoli, tra i quali i siriani, i filistei e i ciprioti, oltre naturalmente gli abitanti delle città fenicie. Le navi dirette verso il Mediterraneo Occidentale, nel loro viaggio di andata seguivano la rotta meridionale lungo le coste egiziane e quelle del Maghreb (termine con il quale gli arabi indicano l’Occidente) cioè quelle libiche, tunisine, algerine e marocchine. Se la loro meta era invece il litorale dell’Italia centrale (prevalentemente quello toscano ricco di giacimenti metalliferi) la navigazione si svolgeva lungo le coste greche e quelle italiane (calabresi, siciliane), rotta che poteva prevedere anche soste o approdi lungo la costa orientale tirrenica della Sardegna. Il percorso di ritorno dalla penisola iberica sfruttava la corrente marina che a partire dallo stretto di Gibilterra va poi a lambire le coste meridionali delle Baleari e la costa sud occidentale della Sardegna.

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