L'odore dei gatti! ecco il tessuto conettivo, il pentagramma sul quale è scritta la sinfonia di tutti gli odori del Castello. Un'ossessione del naso, che si prende senza mai lasciarti sin dalle scale, anzi prima ancora che tu varchi le lise, dorate soglie del veccho calcare che precedono i favolosi portoni del quartiere. Generazioni di gatti, centinaia, migliaia di gatti che furono contemporanei di Alfonso e di Pietro il Cerimonioso, gatti che forse divertirono il piccolo, fatale Carlo Emanuele prima che la morìa lo cogliesse, gatti abbandonati dai Piemontesi cacciati a forza nel 1794. Gatti storici e gatti plebei, catalani e indigeni, ma tutti decisi, per oscuri. insopprimibili ritorni ancestrali, a servirsi degli stessi cantucci per i quotidiani bisogni.
Ma oltre alla cifra comune dell'odor di gatto, in Castello, ogni casa ha il suo odore. Odori di travi di ginepro, coperte di calce nelle case del Fossario, odore di gas bruciato nei piani alti della via Lamarmora, odore di arrosto nei sottani di via Canelles, odore di vento a Santa Croce.
Ecco un altro degli inconfondibili odori del Castello: l'odore del vento, diverso a seconda se è quello leggero del maestrale che s'infiltra urlando e sa di polvere e di calcare, e che è invece salmastro e pesante con lo scirocco o col greco quando, con l'umido, si scuriscono i logori gradini d'ardesia e gli intonaci rosati delle cucine si accendono di striature più gravi. Odori e suoni sostenuti dai venti hanno strane vite dentro la città murata
Da. L'ELEFANTE SULLA TORRE - Itinerario cagliaritano di Francesco ALziator 1982 edizioni 3T
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