BERNARD MALAMUD - THE FIXER 1966
... Dopo il funerale nel cimitero vicino alla fabbrica, Richter, uno dei carrettieri, arrivò con una manciata di volantini che accusavano gli ebrei del delitto. Erano stampati dalle Centurie Nere, notò Yakov quando ne guardò uno. Sulla prima pagina c'era lo stemma dell'organizzazione, l'aquila bicipite imperiale, e sotto: SALVATE LA RUSSIA DAGLI EBREI. Quella sera in camera sua Yakov, come ipnotizzato, lesse che il bambino era stato ucciso e dissanguato a scopi rituali perché gli ebrei potessero raccoglierne il sangue e portarlo alla sinagoga, per fare i matzo pasquali. Era ridicolo, ma Yakov si spaventò. Si alzò, si sedette, tornò ad alzarsi. Andò alla finestra, poi tornò frettolosamente indietro e riprese a leggere il giornale. Era preoccupato perché la fabbrica di mattoni in cui lavorava era nel quartiere Lukianovsky, dove gli ebrei non potevano abitare. Lui ci abitava da mesi, sotto falso nome e senza permesso di residenza. E aveva paura del pogrom minacciato dal giornale. Suo padre era morto in una occasione simile circa un anno dopo la sua nascita: qualcosa di meno di un progrom, e di men che inutile. Due soldati ubriachi avevano sparato ai primi tre ebrei che avevano incontrato: il padre di Yakov era stato il secondo. Il figlio invece era sopravvissuto a un pogrom ai tempi della scuola: una razzia di cosacchi durata tre giorni. La terza mattina, mentre le case bruciavano ancora, Yakov era stato portato fuori dalla cantina dove l'avevano tenuto nascosto assieme a un'altra mezza dozzina di bambini, e aveva visto un ebreo dalla barba nera con un salsicciotto bianco calcato in bocca. Stava riverso in mezzo alla strada su un mucchio di piume insaguinate, e il maiale di un contadino gli divorava un braccio...
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