Invito alla lettura di D.H. LAWRENCE IN SARDEGNA (ediz. Kindle Amazon)

The streets were dark and sunless and cold. And Trapani seemed to me to sell only two commodities: cured rabbit skins and cat-skins, and great, hideous, modern bed-spread arrangements of heavy flowred silk… But most remarkabke was bunny and pussy. Le strade erano buie, all’ombra, fredde. Avevo l’impressione che a Trapani vendessero solo due prodotti: pelli di coniglio e pelli di gatto conciate, ed enormi, orrendi, moderni, pesanti copriletto di seta, a fiori. Ma la cosa che più dava nell’occhio senza dubbio erano i conigli e i gatti. Bunny and pussy, flattened out like pressed leaves, dangling in clusters everywhere. Furs! White bunny, black bunny in great abundance, piebald bunny, grey bunny –then pussy, tabby pussy, and tortoiseshell pussy, but mostly semblance of life, all flat, of course. Just single furs. Clusters, bunches, heaps, and dangling arrays of plain-superficies puss and bun-bun! Puss and bun by dozen and twenty, like dried leaves, for your choice. If a cat from a ship should chance to find itself on Trapani streets, it would give a mortal yell, and go mad, I am sure. Coniglietti e gattini, appiattiti come foglie secche, penzolavano a grappoli dappertutto. Pellicce! Coniglietti bianchi, coniglietti neri in grande abbondanza, coniglietti chiazzati, coniglietti grigi, e poi gattini, tigrati, gattini color guscio di tartaruga, ma per la maggior parte sembravano vivi, tutti appiattiti, naturalmente. Solo pellicce singole. Grappoli, mazzi, mucchi, pendenti e ordinati gatti e conigli con le pelli lisce. Gatti e conigli a dozzine a ventine, come foglie secche, per la vostra scelta. Se un gatto sceso da una nave dovesse trovarsi in una strada di Trapani, caccerebbe un urlo mortale e diventerebbe pazzo. Sono certo. I passeggeri a bordo sono dodici, più tre bambini. Questi ultimi daranno vita a una gustosa scenetta a tavola mentre consumano lo spuntino pomeridiano. The boy sucks an orange, slobbers in the tea, insists on coffee and milk, tries a piece of lemon, and gets a biscuit. The baby, with weird faces, chews pieces of lemon: and drops them in the family cup: and fishes them out with a little sugar, and dribbles them across the table to her mouth, throws them away and reaches for a new sour piece. They all think it humorous and adorable. Arrives the milk, to be treated as another loving cup, mingled with orange, lemon, sugar, tea, biscuit, chocolate, and cake.… The two young ones mix themselves and the table into a lemon-milk-orange-tea-sugar#biscuit-cake-chocolate mess. Il ragazzino succhia un’arancia, sbava nel tè, insiste per avere il caffellatte, assaggia una fetta di limone a afferra un biscotto. La piccolina, con faccia strana, mastica pezzi di limone e li fa cadere nella tazza comune: li ripesca con un poco di zucchero e li spruzza su tutto il tavolo, lo mette in bocca, lo getta via e prende un altro pezzo acerbo. Tutti pensano che sia divertente e adorabile. Arriva il latte, e viene trattato come un altra coppa dell’amicizia, mischiato con l’arancia, limone, zucchero, tè, biscotto, cioccolato e torta... I due ragazzini mescolano se stessi e la tavola in un pasticcio di limone-latte#arancia-tè-zucchero-biscotto-cioccolato. La nave riprende il suo lento viaggio verso Cagliari e Lawrence, prima di cena, si gode lo spettacolo della splendida stella della sera quasi sospesa sull’immensità del mare aperto: è talmente abituato ad ammirarla sospesa sulle vette dei monti, che ora dà l’impressione che debba cadere di sotto, sull’acqua. Il vento era ancora forte e freddo e la nave aveva ripreso il suo andare con le ritmiche impennate e le ricadute, accompagnate dal rumoroso sferzare della chiglia sulle onde. “And wish! Went the sea as we took the waves, then after a long trought, swish!” E dopo un giorno intero di navigazione,Lawrence ammira l’alba sul mare, dal ponte del piroscafo dove è salito spinto dalla voglia di scorgere in lontananza il profilo della Sardegna. The lovely dawn: the lovely pure, wide morning in the mid-sea, so golden-aired and delighted, with the sea like sequins shaking, and the sky far, far, far above, unfathomably clear. How glad to be on a ship! What a golden hour for the heart of man! Ah if one could sail for ever, on a small quiet, lonely ship, from land to land and isle to isle, and saunter through the spaces of this lovely world. L’adorabile alba: il bello e puro mattino in mezzo al mare, con l’aria così dolce e delicata, con il mare scintillante come pailletes che tremano, e il cielo lontano, lontano, lontano molto al di sopra, chiaro e impenetrabile. Che piacere essere su una nave! Che attimi felici per il cuore dell’uomo! Ah se si potesse navigare per sempre su una piccola tranquilla, solitaria nave, da terra a terra e da isola a isola, sempre attraverso gli spazi di questo adorabile mondo. E con queste riflessioni, si esaurisce la parte di Sea and Sardinia dedicata al mare: le successive duecento pagine del libro di Lawrence saranno dedicate alla Sardegna, ai suoi paesaggi selvaggi dell’interno dell’isola, subito dopo le belle pagine dedicate a Cagliari. Qualche altro brevissimo cenno al mare, quello visto dal Terrapieno del capoluogo, due righe per il mare nei pressi di Orosei; poi più nulla. Si comprende meglio come mai il titolo Sea and Sardinia non fu scelto dall’Autore, che avrebbe preferito quello di Diary of a Trip in Sardinia (Diario di un viaggio in Sardegna). Un irresistibile richiamo, quello del mare, per lo scrittore inglese perennemente assalito da una irresistibile, a volte quasi compulsiva, frenesia di viaggiare, di visitare paesi che avevano ancora qualche residua possibilità di tenersi alla larga dalla modernità industriale, dalla tirannia della macchina. Paesi europei che potevano sgusciare furtivamente dalla rete del capitalismo ne residuavano assai pochi; e tra questi Lawrence cita la Russia. Qualche possibilità di salvarsi, lo scrittore l’attribuisce anche alla Sardegna. Ed ecco il motivo, forse non il solo, del suo breve viaggio in Sardegna alla ricerca di qualche segnale che lo potesse confortare nella sua speranza di trovare tracce o meglio residui di un’epoca primordiale che vide l’uomo e la natura in perfetta sintonia. Per il resto della vecchia Europa, solo un grigiore senza speranza per l’uomo sempre più avviluppato dai tentacoli di una società incapace di ritrovare una dimensione consona al ruolo che l’uomo aveva avuto per secoli: quello cioè di affondare le radici nella terra, in perfetta simbiosi. La Sardegna, dunque, come terra promessa, terra vergine, terra senza storia, senza un passato che abbia lasciato significativi esempi di arte classica: (.. thank heaven there isn’t a bit Perugino or anything Pisan … grazie al cielo non c’è neppure un pezzetto del Perugino o di un Pisano - riferito al fatto che a Nuoro non c’era assolutamente niente da vedere). un altro assillo di Lawrence, presente sia nella sua tormentata avventura umana sia nelle sue opere molto spesso re#interpretazioni della sua biografia, era rappresentato dalla sua ricerca di una sessualità anch’essa senza troppi fronzoli e ipocrisie. Ed ecco che diventano più comprensibili i suoi accenni all’autentica mascolinità dei sardi che lo scrittore collegava all’ambiente quasi primordiale nel quale trovava la sua consona collocazione.

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