I SUK.
C'è aroma nei suk, e freschezza, e varietà di colori. L'odore, che è sempre piacevole, cambia a poco a poco secondo la natura delle merci. Non esistono nomi, né insegne, e neppure vetrine. Tutto ciò che si vende è in esposizione. Non si sa mai quanto costeranno gli oggetti, né essi hanno infilzati i cartellini dei prezzi, né i prezzi sono fissi.Tutti gli stanzini e le botteghe - venti o trenta o anche più - nei quali si vendono le stesse cose, sono vicinissimi uno all'altro. Qui c'è un bazar per le spezie e là uno per gli articoli in pelle. I cordai hanno il loro posto e così pure i cestai. Tra i mercanti di tappeti ce ne sono alcuni che stanno sotto grandi volte spaziose; ci si passa davanti come se fosse una città a parte e si viene invitati dentro con grande insistenza. I gioiellieri sono sistemati in uno speciale cortile, e in molte delle loro strette botteghe si vedono uomini al lavoro. Si trova di tutto, ma sempre in un gran numero di esemplari. La borse di cuoio che cerchiamo è esposta in venti botteghe diverse, ma tutte vicinissime una all'altra. Là c'è un uomo accovacciato in mezzo alla sua merce. Ha tuttoa portata di mano, lo spazio è minimo. Non ha che da sporgersi un poco per prendere una qualsiasi delle su borse di cuoio; e solo per gentilezza, se non è molto vecchio, si alza in piedi. Ma l'uomo dello stanzino accanto, pur essendo il suo aspetto del tutto diverso, sta seduto in mezzo alla stessa merce. Si va avanti così per cento metri circa su entrambi i lati del passaggio coperto.
(Elias Canetti - Le voci di Marrakech - trad. di Bruno Nacci Adelphi Ed. Mi 1983)
Commenti
Posta un commento