Ci troviamo di fronte a un esemplare instant book assolutamente godibile nei suoi
risvolti imprevisti, a volte disarmanti e imbarazzanti, spesso comici, quasi adatti a una rappresentazione teatrale, sempre e comunque scritto a caldo, senza alcuna revisione per non intaccare la freschezza della narrazione.
Lawrence aveva in mente la forma, il ritmo e il contenuto adatti al suo libro sulla Sardegna e riteneva la prima bozza (completata, è bene ricordarlo, in meno di sei settimane) assolutamente quella definitiva. Non intendeva procedere né a tagli né a omissioni. Dalle pagine intense di Sea and Sardinia trapela la volontà dell’Autore di testimoniare schiettamente le aspettative e soprattutto le delusioni seguite all’impatto con un mondo ancora genuino in quanto arcaico, per alcuni aspetti fuori dal mondo civilizzato, che lo scrittore si era già prefigurato secondo uno schema letterario (lo sappiamo dai libri di Grazia Deledda, annota Lawrence durante la mezza giornata di permanenza a Nuoro ). Il
viaggio avrebbe dovuto elargire esperienze assolutamente attraenti se non proprio affascinanti. Ma tutto il fascino dell’Isola, per quanto inalterato nei suoi elementi paesaggistici naturali e schietto sotto l’aspetto caratteriale dei suoi abitanti ( apprezzabili in larga maggioranza per la loro fierezza), diventa, col passare dei giorni, assolutamente insopportabile.
La bellezza dei paesaggi, gli spazi aperti e sconfinati sono comunque insufficienti a compensare le troppe scomodità causate dall’infimo livello degli alberghi, dei ristoranti e dell’antiquato livello dei trasporti in Sardegna. Tutto ciò in aggiunta alla costante scarsità del cibo, al freddo dei locali e all’improvvisazione dei gestori delle strutture ricettive.
E allora non resta che la fuga, una precipitosa fuga che fa naufragare miseramente l’idea (prospettata nel passato) di trovare una casa in Sardegna; idea immaginata come una cosa semplice da realizzare e coerente con il desiderio di Lawrence di evitare le località italiane troppo frequentate dagli stranieri, suoi connazionali in primo luogo.
Per questo motivo la Sardegna veniva immaginata quasi come una terra promessa, con il vantaggio di non essere inserita nelle correnti del turismo internazionale, al di fuori della rete del progresso che aveva intrappolato il resto d’Europa e neppure facilmente raggiungibile. Ma dopo la prima deludente escursione, di quel progetto resta solo un grande libro che lascia trapelare un’immensa frustrazione e tutta la rabbia che fecero andare in collera l’Autore di Mare e Sardegna.
“We made a dash to Sardinia – liked the island very much – but isn’t a place to live in.
No point living there.
A stray corner of Italy, rather difficult materially to live in”.
(Dalla lettera di Lawrence alla scrittrice Eleanor Farejeon – 29 gennaio 1921).
Abbiamo fatto un salto in Sardegna –l’isola ci è piaciuta molto – ma non è il posto per viverci. Nessun motivo per viverci. Un angolo sperduto d’Italia, piuttosto difficile viverci realmente.
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