I CARTAGINESI IN SARDEGNA
La situazione di sovraffollamento nel mar Tirreno delle navi mercantili fenicie, etrusche, cartaginesi, romane e greche che univano al regolare commercio di mercanzie varie anche una discreta attività di pirateria, era ormai sempre più causa di contrasti e conflitti internazionali.
Cartagine (dal fenicio Qart-Hadasht, Karchedòn in greco e Carthago in latino), Città Nuova, fondata sulla costa tunisina dai coloni di Tiro e di Cipro sul finire del IX secolo a. C., che aveva ormai completato la sua espansione nel nord Africa e nella penisola Iberica meridionale, decise di agire e si alleò con gli Etruschi. Obiettivo di questa alleanza era l’eliminazione o almeno il contenimento del pericolo rappresentato dai Greci e dalla loro colonia di Alalia in Corsica.
Si arrivò allo scontro navale il cui esito (secondo la versione dello storico Erodoto) fu favorevole ai Greci, ma con la perdita quasi totale della loro
flotta; vittoria che portò ai Greci dolori, morte e distruzione, e che appunto venne ricordata come una vittoria inutile (cadmea, secondo una espressione del tempo). Resta comunque acquisito il risultato della cessazione della presenza greca nel Tirreno settentrionale, cui seguì una spartizione delle rispettive zone d’influenza degli Etruschi
(la Corsica) e dei Cartaginesi (la Sardegna).
A questo punto a Cartagine non restava che dare seguito all’accordo stipulato con gli Etruschi per la spartizione delle zone d’influenza procedendo alla conquista della Sardegna. Anche il continuo stato di conflittualità esistente nei territori sardi tra gli indigeni e le città costiere fenicie divenne un pretesto per l’intervento armato dell’esercito punico.
E’ certo comunque che le ambizioni imperialistiche di Cartagine erano ormai chiare e, che ci sia stata o meno una esplicita richiesta d’intervento da parte delle antiche colonie fenicie, l’esercito punico sbarcò in Sardegna con il chiaro obiettivo di annessione pacifica o con le armi dell’intera Isola, città-stato comprese.
Le fonti storiche riferiscono del primo tentativo di conquista militare cartaginese che sarebbe avvenuto attorno alla metà del VI sec. a. C. (540 ?) con l’invio in Sardegna di un forte contingente militare guidato dal comandante Malco, che comunque si vide costretto ad abbandonare l’impresa e fare ritorno in patria. Ed ecco tornare prepotentemente alla ribalta la lettura dell’alleanza delle tribù nuragiche con una parte delle città-stato fenicie per controbattere il tentativo di occupazione dell’Isola da parte dell’esercito punico. I Cartaginesi ripresero il progetto della conquista della Sardegna qualche anno dopo il fallimento del primo tentativo, ma neanche la seconda guerra sardo - punica fu un’impresa facile per l’esercito cartaginese. I conflitti proseguirono per decenni, e l’esercito punico sebbene forte e organizzato non riusciva a stanare e aver ragione delle popolazioni nuragiche che trovavano adeguati ripari nelle aspre regioni dell’interno, dove alla conoscenza dei luoghi resi ancor più inaccessibili dalle folte boscaglie si aggiungeva, quasi sicuramente, l’utilizzo della guerriglia come forma di lotta adottata dai resistenti indigeni.
Soltanto attorno alla fine del VI secolo Cartagine poteva considerare ormai definitivamente, o quasi, assoggettata la Sardegna, ad esclusione dei ribelli che continuarono a combattere per la loro indipendenza e libertà e che organizzarono l’opposizione al dominio punico nella vasta regione interna della Barbagia dove l’habitat era adatto per continuare a lungo la loro decisa resistenza.
Il probabile e vasto controllo di buona parte del territorio sardo (quello costiero lungo quasi tutto il perimetro dell’Isola e quello occupato dalle vaste pianure centro-meridionali) da parte dei Punici sarebbe dimostrato dal fatto che nel 509 a. C. Cartagine stipulò un Trattato con Roma in base al quale la città nord africana imponeva una serie di controlli da parte dei propri funzionari sul commercio romano con la Sardegna, tanto che nessun contratto commerciale poteva ritenersi valido se non approvato da un araldo cartaginese.
L’epoca contrassegnata dalla conquista cartaginese si apre con l’intervento della potente Città nord africana in Sardegna e termina con il Trattato del 348 a. C. con Roma che dettava delle condizioni decisamente restrittive al commercio di Roma con l’Isola.
A differenza del primo Trattato del 509 a.C (così come riporta Polibio nelle sue Storie), il secondo Trattato stabiliva infatti il divieto assoluto degli scambi diretti e faceva obbligo ai commercianti romani di avere Cartagine come controparte. In questo modo anche la Sardegna (in effetti le antiche città fenicie esistenti sulla costa dell’Isola), veniva considerata zona interdetta ai commerci con Roma così come lo erano già i territori del Nord Africa e buona parte della penisola iberica meridionale. La Sardegna era dunque completamente sotto il dominio cartaginese.
Facile dedurre che tale esclusività avesse l’obiettivo del totale controllo della produzione agricola sarda, in particolar modo quella cerealicola, diventata strategica considerato lo stato di perenne conflittualità di Cartagine con gli altri attori della scena politica del Mediterraneo, in modo particolare Roma anch’essa impegnata nella continua ricerca di approvvigionamenti frumentari.
Uscita vittoriosa dalla seconda guerra sardo-punica, Cartagine diede inizio a una decisa penetrazione verso l’interno della Sardegna e alla contestuale edificazione di un sistema difensivo lungo la fascia del territorio che separa la pianura del Campidano dai rilievi montuosi della zona centro orientale dell’Isola. L’avanzata delle truppe cartaginesi verso la Sardegna centrale fu preceduta dall’assalto alle fortezze nuragiche e tra questi obiettivi venne compresa la reggia nuragica di Barumini, che fu attaccata e distrutta alla fine del VI secolo a. C.
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