Castello è un sentimento della memoria, un ricordare attraverso il cuore anziché per immagini, un ritrovare il tempo in una irrazionale emozione di presenze del passato remoto. Nell bvita quodiana il tempo ha la sua inflessibile logica del prima e del dopo, la logica del calendario e dell'orologio che regola i pasti e la scadenza delle cambiali, gli appuntamenti con la ragazza o col dentistaa e le ore del viale del tramonto. Nei luoghi dove il passare degli anni e dei secoli è divenuto ormai un'abitudine insignificante, il tempo della vita quotidiana perde il suo valore, il calendario e l'orologio non servono e tutto affonda o affiora in una perpetua presenza.
Sullo struscio della via Roma o in piazza San Benedetto certe parole che erano di moda qualche anno fa, oggi sono spaventosamente fori corso come monete false. Se i giovani che stazionano tra le scalee dei Bastioni di piazza Martiri, nella meridiana barriera dell'amore per le ragazze del Magistrale, sentissero le parole che erano ultramoderne per la generazione del primo anno dopogerra, avrebbero l'impressione di sentir parlare in codice.
Quassù, in Castello, le parole hanno la durata delle monete d'oro. Non sono mai fuori uso, cambiano soltanto di mano.....
Tutto dura e si tramanda tra queste vie strette dalle quali il cielo appare straordinariamente lontano e sottile come una striscia di nastro adesivo celeste, messo lì a tenere assieme vecchi cocci di stoviglia.
L'ELEFANTE SULLA TORRE - Itinerario cagliaritano di FRANCESCO ALZIATORE Edizioni 3T Cagliari 1982 pag. 87
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