Neolitico in Sardegna - Età prenuragica
Millecinquecento anni, è la presunta durata di quella che si può chiamare età nuragica, con le sue megalitiche costruzioni che punteggiano ogni remoto angolo dell’Isola, che difficilmente riusciamo ad immaginare orfana di queste torri: il ruolo che i nuraghi hanno sempre ricoperto come simbolo stesso della Sardegna ha, per un lunghissimo tempo, fatto coincidere la civiltà nuragica con la civiltà dei sardi. E’ facile accettare l’idea che il periodo nuragico abbia costituito un periodo esaltante nella storia della Sardegna, che resterà, sotto molti punti di vista, assolutamente irripetibile.
Per dare un quadro cronologico di quel periodo si è soliti accettare, senza problemi, una durata tra i 13 e 15 secoli (1800 – 300 a.C.). Ma non dobbiamo dimenticare che ogni epoca storica è in primo luogo prosecuzione e spesso (non sempre) perfezionamento del livello precedente di conoscenze. L’archeologia ha messo a disposizione (grazie anche alle moderne tecnologie e strumenti d’indagine sempre più attendibili) la chiave di lettura del periodo prenuragico e in essi ha individuato i presupposti che hanno consentito alle generazioni posteriori nuragiche di lasciare un’originale impronta nella storia della civiltà mediterranea. Il perfezionamento delle tecniche di edificazione dei monumenti megalitici può aver beneficiato anche di nuovi arrivi di popolazioni (attraverso la Corsica?) provenienti, probabilmente, non solo dalla penisola italiana, ma anche dall’area iberica e dal bacino orientale del Mediterraneo. Per quanto riguarda l’influsso miceneo nella edificazione delle torri nuragiche è venuta meno la certezza di un tale siignificativo apporto in quanto nel Mediterraneo orientale l’architettura delle mura turrite si manifesta talora dove sorgerà, poi, quella micenea propriamente detta, che è invece pressoché del tutto priva di torri (Ercole Contu).
Proviamo a fare un breve excursus delle età (che gli storici chiamano Culture) che hanno preceduto quella nuragica. L’orizzonte temporale entro il quale le conoscenze archeologiche evidenziano dei riscontri più che attendibili va spostato indietro di ulteriori 2500 anni. Arriviamo alla parte mediana del neolitico (4300 anni a.C. circa) per ritrovare la cultura di Bonu Ighinu ( o Bonuighinu). Seguirà, dopo un millennio circa, la cultura di Ozieri o San Michele. Il periodo compreso tra il 2500 e il 1800 a.C. vedrà lo sviluppo delle culture di Filigosa e Abealzu. Nel periodo corrispondente all’età del rame (Eneolitico o calcolitico) si svilupperà la cultura di Monte Claro. Successivamente (1800-1700 a.C.) la cultura di Bonnanaro si affiancherà alla fase iniziale dell’età nuragica.
Se non si vuole, però, incorrere in un eccessivo schematismo torna utile ricordare che si deve far riferimento ai dati peculiari delle varie successioni culturali (cioè stili e caratteristiche dei manufatti e delle costruzioni) senza escludere né le sovrapposizioni delle tecniche né la continuazione e modificazione delle culture precedenti. I venticinque secoli anteriori all’età nuragica, e che hanno fornito reperti archeologicamente rilevanti, sono individuati dai nomi delle località in cui sono stati ritrovati dei reperti particolarmente significativi ed evidenzianti delle caratteristiche e particolarità poi riscontrate anche in altri siti coevi. Numerosi manufatti (di pietra o ceramica) risalenti alle predette culture sono attualmente esposti nei vari musei sardi compresi quelli civici. La raccolta più numerosa delle ceramiche prenuragiche si trova esposta nelle sale del Museo Archeologico di Cagliari.
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