D. H. LAWRENCE in SARDEGNA - Il viaggio in Sardegna dell'Autore di Lady Chatterley's Lover

Giovedì 6 gennaio 1921, ore 14, circa: trentadue ore dopo la partenza da Palermo, David Herbert Lawrence e sua moglie Frieda, sbarcano a Cagliari. Dopo i controlli alla Dogana e al Dazio, si avviamo per una ripida e larga strada (l’attuale viale Regina Margherita) dopo essersi arrampicati su per un’ampia gradinata. Trovano infine l’albergo Scala di Ferro. L’approccio con l’omino tipo eschimese (a little man with lank, black hair, like an esquimo) addetto alla reception, non è dei più incoraggianti per Lawrence, che pur essendo alla ricerca del genuino ambiente primordiale della Sardegna, rimane assolutamente deluso dalla proposta di pernottamento nell’albergo. La disponibilità delle camere si limitava quelle singole, piuttosto anguste che lo scrittore definì cubicles, and in every cubicle a dark stone bath, and a little bed… Fortuna che, dopo qualche minuto, l’omino tornò raggiante, annunciando alla coppia che, sì, c’era ancora la disponibilità di una camera doppia che apparve a Lawrence non esattamente un’ideale sistemazione, ma comunque accettabile, sebbene apparisse cupa e fredda. Era però perfettamente pulita e sufficientemente ampia. Rimosso l’incubo iniziale di dover alloggiare in due separati cubicoli, anche il pasto, sempre consumato all’interno dell’albergo, fu molto gradito dai due turisti: “a really good meal”. Sono le tre del pomeriggio, David e Frieda decidono di visitare Cagliari. Sorpresi, osservano che tutti i negozi sono ancora chiusi come capita in Inghilterra solo di domenica: “everywhere was shut up like an English Sunday ...”. Lawrence trova assolutamente incomprensibile questa insolita chiusura dei negozi il giovedì pomeriggio. Aveva visto bene che la Sardegna non era ancora entrata nella modernità consumistica c he già negli anni Venti del secolo scorso imperversava in altri Paesi europei. L’indomani Lawrence e Frieda ammireranno la ricchissima e invitante esposizione della frutta e della verdura che offrirà loro il Vecchio mercato di largo Carlo Felice. Una veloce visita al quartiere di Castello. “Strange, stony Cagliari. We climbed up a street like a corkscrew stairway… Cagliari is very steep. Half-way up there is a strange place called the bastions, a large, level space like a drill-ground with trees, curiously suspended over the town… Above this bastion place the town still rises steeply to the Cathedrak and the fort…Land and sea both seem to give out, exhausted, at the bay head: the world’s end…But it still reeminds me of Malta: lost between Europe and Africa and belonging to nowhere. Belonging to nowhere, never having belonged to anywhere. To Spain and the Arabs and the Phoenicians most. But as if it had never really had a fate. No fate. Left outside of time and history. Merita attenzione lo stile di Lawrence che spesso denota un’esasperante tendenza alla reiterazione di concetti e di parole che si ripetono fino al raggiungimento di un ritmo musicale: belonging to nowhere. Belonging to nowhere, never having belonged to anywhere… But as if it had never really had a fate. No fate. Strana Cagliari di pietra. Siamo saliti su una strada che pare una scala a chiocciola… Cagliari è molto ripida. A metà della salita c’è uno strano posto chiamato Bastioni, un largo spazio livellato che pare una piazza d’armi con alberi, curiosamente sospeso sopra la città… Oltre i bastioni la città sale ancora ripida sino alla Cattedrale e al forte. Terra e mare sembrano entrambi finire, esausti, all’inizio della baia: la fine del mondo… Mi ricorda un’altra volta Malta: persa tra Europa e Africa e appartenente a nessun posto, essendo mai appartenuta a nessun posto. Alla Spagna, agli Arabi e ai Fenici soprattutto. Ma come se mai avesse avuto realmente un destino. Nessun destino. Rimasta fuori dal tempo e dalla storia. L’assenza o comunque le labili tracce della civiltà classica in Sardegna, costituivano un notevole motivo d’interesse per Lawrence, continuamente alla ricerca di Paesi e Popoli slegati dalla meccanicità della vita quotidiana. Caratteristica che secondo lo scrittore diventava encomiabile e insieme costituiva il necessario sfondo per il perseguimento dell’altro aspetto della vita che andava recuperato: l’autentico comportamento virile in una società occidentale che invece andava sempre più favorendo sentimenti, comportamenti, abbigliamento effeminati. Lawrence aveva sempre sostenuto in tutti i suoi scritti l’inconciliabilità della psicologia femminile con quella maschile, la netta differenziazione che contraddistingue i due sessi, la loro assoluta e profonda contrapposizione, aggravata in maniera drammatica e dolorosa dalle limitazioni imposte dai vincoli famigliari, religiosi e sociali che non possono che sfociare in una insanabile estraneità fra gli individui. Ecco perché, seduto a un tavolo del Caffé di via Roma, si entusiasma alla vista di un contadino in costume; è un bell’uomo anziano, diritto, splendido nel suo costume bianco e nero; in testa ha un lungo berretto a calza, che pende dietro. Com’è bello e stupendamente maschio! Cammina con le mani dietro la schiena, lento, diritto, distaccato. Splendida, indomabile fierezza. Com’è bella la virilità se trova la sua giusta espressione! E come diventa ridicola negli abiti moderni. Con orrore ci si accorge che in Europa la razza degli uomini è pressoché estinta. L’antico maschio duro e indomabile è sparito. E’ soffocata la sua fiera schiettezza. Gli ultimi sprazzi si stanno spegnendo in Sardegna e in Spagna. Nulla è rimasto se non la mandria del proletariato e l’ibridismo del gregge...

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