The lovely dawn: the lovely pure, wide morning in the mid-sea, so golden-aired and delighted, with the sea like sequins shaking, and the sky far, far, far above, unfathomably. How glad to be on a ship! What a golden hour for the heart of man! Ah if one could sail for ever, on a small quiet, lonely ship, from land to land land isle to isle, and saunter through the spaces of this lovely world, always through the spaces of this lovely world. L’adorabile alba: il bello e puro mattino in mezzo al mare, con l’aria così dolce e delicata, con il mare scintillante come paillettes che tremano e il cielo lontano, lontano, molto al di sopra, chiaro e impenetrabile. Che piacere essere su una nave! Che attimi felici per il cuore dell’uomo! Ah se si potesse navigare per sempre su una piccola tranquilla, solitaria nave, da terra a terra e da isola a isola, sempre gli spazi di questo adorabile mondo. mare. Con questa immagine dell’Isola che appare all’orizzonte, sottile, allungata, evanescente visione, si esaurisce la parte del libro di Lawrence dedicata al mare: le successive duecento pagine sono per la Sardegna, per i suoi selvaggi paesaggi dell’interno, per Cagliari, per i sardi. Qualche altro brevissimo cenno al mare, quello visto dal Terrapieno del capoluogo, due righe per il mare nei pressi di Orosei. Poi più nulla. Si comprende meglio come mai il titolo Mare e Sardegna non fu scelto da Lawrence, ma dal suo agente editoriale americano; lo scrittore avrebbe desiderato intitolare il libro Diary of a Trip to Sardinia (Diario di un viaggio in Sardegna), ma alla fine prevalsero le obiezioni avanzate dall’editore. Un irresistibile richiamo, il mare, per lo scrittore inglese perennemente assalito da una irresistibile, a volte quasi compulsiva frenesia di viaggiare, di visitare paesi che avevano ancora qualche residua possibilità di tenersi alla larga dalla modernità industriale, dalla tirannia della macchina. Paesi che potevano sgusciare furtivamente dalla rete del capitalismo in Europa ne residuavano assai pochi; e tra questi Lawrence cita la Russia; qualche possibilità di salvarsi, lo scrittore l’attribuisce anche alla Sardegna. Ed ecco il motivo del suo viaggio nell’Isola alla ricerca di qualche segnale che lo confortasse nella sua speranza di trovare tracce o meglio residui di un’epoca primordiale che vide l’uomo e la natura in perfetta sintonia. Per il resto della vecchia Europa, solo un grigiore senza speranza per l’uomo sempre più avviluppato dai tentacoli di una società incapace di ritrovare una dimensione consona al ruolo che l’uomo aveva avuto per secoli: quello cioè di affondare le radici nella terra, in perfetta simbiosi. La Sardegna, dunque, come terra promessa, terra vergine, terra senza storia, senza un passato di arte classica, con i sardi appartenenti a una fiera e antica razza. Un altro assillo di Lawrence, presente sia nella sua tormentata avventura umana sia nelle sue opere molto spesso reinterpretazioni della sua biografia, era rappresentato dalla sua ricerca di una sessualità anch’essa senza troppi fronzoli e infingimenti. Ed ecco che diventano più comprensibili i suoi accenni all’autentica mascolinità dei sardi che lo scrittore collegava all’ambiente quasi primordiale nel quale trovava una consona collocazione la sua idea di Sardegna. “ Two more passengers-young .. not quite Italian. Too sturdy and manly. Sardinians from Cagliari, as a matter of fact. Altri due passeggeri … non del tutto italiani: sono troppo maschi e vigorosi. Infatti sono sardi, di Cagliari”. “The girl from Cagliari comes up with two young men: also Sardinians by their thick-set, independent look, and the touch of pride in their dark eyes”. Lawrence rimane affascinato dall’aria fiera e indipendente e dal lampo d’orgoglio che emanano gli occhi scuri dei due giovani passeggeri sardi. Dentro di sé lo scrittore si era già formata una chiara idea della fiera e indomita razza sarda, molto distante anche dagli altri italiani; questi ultimi senza caratteri ben delineati, compresi quelli sessuali… Una continua ricerca, la sua, delle tracce primordiali di un passato che si ostina a voler ricercare in ogni angolo della Terra.
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