BREVE STORIA DELLA SARDEGNA - Ediz. KINDLE AMAZON

La Sardegna ai margini della Storia. ******************** Per lunghissimo tempo, la Sardegna - i suoi abitatori succedutisi nel corso dei secoli e i suoi monumenti megalitici - sono rimasti avvolti nella nebbia di leggende e miti che la relegavano a un ruolo subalterno nei confronti delle altre correnti culturali che si diffusero nel Mediterraneo, nelle numerosissime isole e nelle terre che in questo mare si affacciano. Le fonti letterarie - scrittori greci e latini soprattutto - si occuparono della Sardegna esclusivamente per appagare la curiosità che suscitava questa isola così misteriosa e lontana. Con poche varianti, la versione letteraria ha sempre costituito la base dei libri di storia che si occupavano dell’isola, non esistendo alternative a queste fonti di seconda mano poiché le epigrafi più remote rinvenute in Sardegna risalgono al IX - VIII secolo a. C. a documentare l’avvio dell'occupazione – per lo meno della frequentazione - dei territori costieri sud occidentali da parte dei Fenici. Ecco un esempio di quelle fonti classiche che hanno costituito la base per la storia della Sardegna e che solo nel secolo scorso, con l’archeologia scientifica, sono state parzialmente superate. “Dei non greci in occidente, i sardi hanno inviato una statua di bronzo di colui (Sardus Pater) da cui prendono il nome. Per dimensione e prosperità la Sardegna è alla pari delle isole più celebri. Quale fosse l’antico nome che le davano gli indigeni non lo so, ma quelli dei Greci che vi navigavano per commerciare la chiamavano Ichnussa perché la forma dell’isola è molto simile all’impronta di un uomo (ichnos). La sua lunghezza è di 1.120 stadi e la sua larghezza si estende fino a 420 stadi. Si dice che i primi marinai a sbarcare nell’isola siano stati libici. Il loro capo era Sardus, figlio di Maceris, soprannominato Eracle dagli egiziani e dai libici. Lo stesso Maceris fu celebrato principalmente per il suo viaggio a Delfi, ma fu Sardo a guidare i libici a Ichnussa e dopo di lui l’isola fu ribattezzata (Sardegna). Tuttavia l’esercito libico non ha espulso gli aborigeni che hanno accolto gli invasori come coloni, per costrizione piuttosto che per buona volontà. Né i libici né la popolazione nativa sapevano costruire città. Dimoravano in gruppi sparsi, dove il caso trovava loro una casa in capanne o caverne. Anni dopo i libici, giunsero nell’isola Aristeo e i suoi seguaci provenienti dalla Grecia…Anche questi coloni non fondarono alcuna città, la ragione essendo, credo, che né in numero né in forza erano capaci del compito. Dopo Aristeo, gli Iberi passarono in Sardegna, guidati da Norace come capo della spedizione e fondarono la città di Nora. La tradizione vuole che questa sia stata la prima città dell’isola.Un quarto componente della popolazione fu l’esercito di Iolao, composto da Tespiesi e da uomini dell’Attica, che fece scalo in Sardegna e fondò Olbia; da soli, gli Ateniesi fondarono Ogryle sia in commemorazione di una delle loro congregazioni religiose in patria sia perché uno stesso Orylus prese parte alla spedizione. Comunque sia, ci sono ancora oggi in Sardegna luoghi chiamati Iolaia, e Iolao è venerato dagli abitanti. Quando Troia fu presa, tra quei Troiani che fuggirono c’erano quelli che si salvarono con Enea. Una parte di essi, sospinti dai venti favorevoli, giunse in Sardegna e si unì con i Greci già ivi insediati. Ma agli elementi non greci fu impedito di entrare in conflitto con i Greci e i Troiani poiché i due nemici erano altrettanto bene armati e inoltre il fiume Thorsus, scorrendo tra i loro territori, impediva ad entrambi l’attraversamento. Tuttavia molti anni dopo, i Libici tornarono nell’Isola con un esercito più forte e iniziarono una guerra contro i Greci. I greci furono completamente annientati e solo pochi di loro sopravvissero. I Troiani fuggirono nelle parti alte dell’Isola e occuparono montagne difficili da scalare essendo impervie e protette da palizzate. Anche al giorno d’oggi si chiamano Ili (o Iliensi da Ilo, Troia) ma nella figura, nella foggia delle armi e nel modo di vivere in generale, sono come i Libici. Poco distante dalla Sardegna c’è un’isola, chiamata Cirno dai Greci, ma Corsica dai Libici che la abitano. Gran parte della popolazione, oppressa dalle lotte civili, la lasciò e giunse in Sardegna; lì presero dimora, confinandosi negli altopiani. Quando i Cartaginesi furono al culmine della loro potenza marittima, vinsero tutti in Sardegna tranne Ili e Corsi, che sfuggirono alla schiavitù grazie alla forza delle montagne. Questi Cartaginesi, come quelli che li hanno preceduti, fondarono città nell’isola, cioè Caralis e Sulci. Alcuni mercenari cartaginesi, libici o iberici, litigarono per il bottino, si ammutinarono e si unirono ai coloni dell’altopiano. Il loro nome in lingua Cyr è Balari che è il nome che indica i fuggiaschi. Queste sono le razze che dimorano in Sardegna e tale era la modalità del loro insediamento. La parte settentrionale dell’Isola e quella verso la terraferma d’Italia consiste di una ininterrotta catena di montagne impraticabili. E se navighi lungo la costa, su questa non troverai approdo mentre violente ma irregolari raffiche di vento scendono verso il mare dalle cime dei monti. Nel mezzo dell’isola c’è un’altra catena di montagne, ma di altezza inferiore. L’atmosfera qui è nel complesso pesante e malsana. Il motivo è in parte il sale che qui cristallizza, in parte l’opprimente,violento vento del sud, e in parte il fatto che, a causa dell’altezza dei monti dalla parte verso l’Italia. I venti del nord sono impediti - quando imperversa il caldo estivo - da raffreddare l’atmosfera e il terreno. Altri dicono che la causa sia Cirno, che nonè separato dalla Sardegna da più di otto stadi di mare, ed è tutto montuoso e alto. Così si pensa che Cirno impedisca al vento di ponente e al vento del nord di arrivare fino alla Sardegna. Né serpenti velenosi né innocui possono vivere in Sardegna, né ancora lupi; i caproni non sono più grandi di quelli che si trovano altrove, ma la loro forma è quella dell’ariete selvatico … Le loro corna non sporgono dalla testa, ma si arricciano dritte accanto alle orecchie. In velocità sono le più veloci di tutte le bestie. Ad eccezione di una pianta, l’isola è priva di veleni. Quest’erba mortale è come il sedano e si dice che chi la mangia muoia dal ridere. Perciò Omero, e gli uomini dopo di lui, chiamano sardonico il malsano riso. L’erba cresce principalmente intorno alle sorgenti, ma non conferisce alcun veleno all’acqua. Ho introdotto nella mia storia della Focide questo racconto della Sardegna, perché è un’isola intorno alla quale i Greci sono molto ignoranti.

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