BREVE STORIA DELLA SARDEGNA - ediz. KINDLE AMAZON

La rivolta del 1794 contro i piemontesi.SA DIE DE SA SARDIGNA ********************************** L’ultimo decennio del 1700 vide anche la Sardegna coinvolta nell’atmosfera politica e ideologica, delle grandi speranze e dei fatti bellici, che seguirono alla grande Rivoluzione francese. Furono, quelli giunti in Sardegna, tenui afflati rivoluzionari e marginali episodi bellici, ma giunsero. E giunsero anche, nel 1793, le navi da guerra francesi che avevano l’obiettivo di occupare la Sardegna, ritenuta una valida base strategica per la flotta rivoluzionaria; ciò anche in seguito al rifiuto di Vittorio Amedeo III di seguire la Francia in un’alleanza contro l’Austria. Lo spirito rivoluzionario portatore di istanze libertarie aveva il suo peso; come ce l’aveva l’errata convinzione che i sardi avrebbero accolto di buon grado l’arrivo dell’esercito rivoluzionario per sottrarsi all’oppressione piemontese. Con questa convinzione, i francesi dapprima sbarcarono a Sant’Antioco e a Carloforte (gennaio 1793) senza incontrare alcuna resistenza, poi, a febbraio gettarono le ancore nelle acque antistanti Cagliari e iniziarono il bombardamento della città, con l’obiettivo della sua liberazione. L’assedio proseguì per diversi giorni senza alcun risultato: la Città seppe resistere. Seguì lo sbarco delle truppe francesi nei pressi di Quartu e le cose si misero male per l’esercito rivoluzionario che venne ricacciato a mare dalle truppe miliziane (sarde). L’attacco alla Sardegna finì così con una precipitosa fuga dei francesi. L’entusiasmo della corte sabauda per questa eroica e vittoriosa azione fu notevole: il re distribuì medaglie, titoli e onorificenze a tutti i piemontesi che ricoprivano i più alti incarichi (civili e militari) in Sardegna, ma … dimenticò di conferire il pur minimo riconoscimento ai miliziani e ai loro comandanti. I sardi, i soli combattenti, non furono nemmeno menzionati nelle cerimonie per la vittoria. Gli Stamenti, che si erano autoconvocati per decidere quali misure adottare in attesa dell’arrivo dei francesi e che avevano organizzato la difesa di Cagliari, nelle loro riunioni dopo la vittoria continuarono a lamentarsi per l’atteggiamento del governo di Torino. Questo esaltante episodio di vittoria rinfocolò i sopiti sentimenti nazionalistici, che sfociarono in una serie di richieste e rivendicazioni avanzate nei confronti della corte torinese alla fine di aprile. Il documento inviato al re, conteneva cinque richieste ( Le cinque domande): la regolare convocazione degli Stamenti, il conferimento delle cariche statali ai sardi, il rispetto delle leggi fondamentali dell’antico regno di Sardegna, l’istituzione di un ministero per la Sardegna e infine il trasferimento a Cagliari di una sezione del consiglio di Stato. I sei delegati che si recarono a Torino per presentare al re Le cinque domande, si trattennero nella capitale per circa un anno, in attesa di poter conferire con il re che per tutto quel tempo fu impegnato nelle operazioni militari. La risposta negativa non venne comunque consegnata ai delegati sardi, ma fatta recapitare direttamente al viceré. Il malcontento a Cagliari e in tutta la Sardegna era talmente palpabile che il viceré, temendo un’insurrezione, fece arrestare due noti personaggi di Cagliari (Cabras e Pintor) con l’accusa di complotto. Tra il 28 e il 30 aprile del 1794 tutti i piemontesi residenti a Cagliari, compreso il viceré, vennero cacciati a furor di popolo e fatti imbarcare su una nave diretta a Genova.

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