BREVE STORIA DELLA SARDEGNA - Ediz. KINDLE AMAZON -

LA RIVOLTA ANTISABAUDA A CAGLIARI*****SA DIE DE SA SARDIGNA (28 - 30 aprile 1794) ***** ****** La sommossa divenne una vera e propria ribellione, che si diffuse rapidamente in tutta l’Isola, con l’obiettivo di abbattere il sistema feudale. Il capo del movimento d’insurrezione popolare fu Giovanni Maria Angioy. Intanto a Sassari gli aristocratici, per contrastare i moti antifeudali, proclamarono la loro fedeltà al re e chiesero di separare la zona settentrionale dell’Isola (il Capo di Sopra) da Cagliari. Questo fatto alimentò nuovi disordini che indussero il viceré (Vivalda) d’accordo con la proposta degli Stamenti, a inviare l’Angioy a Sassari per trovare una soluzione e sedare i disordini sempre più gravi. Durante il viaggio dell’Angioy (Alter nos) le popolazioni dei paesi attraversati andarono ad ingrossare il drappello partito da Cagliari, tanto da formare un vero esercito di oltre duemila cavalieri che fecero un ingresso trionfale a Sassari. Sembrava giunto il momento, per G.M. Angioy, di prendere in mano le redini del movimento antifeudale che pareva ormai inarrestabile e dopo qualche mese, a capo del suo esercito improvvisato, riprese la strada del ritorno con l’obiettivo di conquistare Cagliari. Le cose non andarono affatto bene per questo patriota e rivoluzionario: il suo esercito venne disperso nei pressi di Oristano e Giovanni Maria Angioy dovette fuggire dall’Isola, trovando asilo in Francia. Il viceré Vivalda, volendo aprire un processo contro i più stretti collaboratori di G.M. Angioy, emise una ordinanza (pregone) che prometteva ricompense a coloro che avessero collaborato per la cattura dei rivoltosi. Quasi tutti i Comuni ribelli nei confronti dei feudatari, si affrettarono a invocare il perdono regio, tranne Bono (paese natale di Angioy) che si rifiutò di collaborare con l’esercito per la cattura dei sostenitori angioini. I cittadini di Bono si rifugiarono nei boschi della montagna circostante, mentre le truppe saccheggiarono le abitazioni del paese. La notte del saccheggio finì con una colossale sbornia collettiva dei soldati che furono poi messi in fuga dagli abitanti rientrati a difendere le loro misere abitazioni. Per evitare i problemi seguiti alla Rivoluzione francese e gli stravolgimenti, le alterazioni e i profondi cambiamenti governativi e dinastici del periodo napoleonico, la corte di Torino dimorò a Cagliari. Fu una fuga, vera e propria, mascherata da esilio volontario, che ebbe inizio nel 1799 pochi mesi prima che Napoleone annettesse i territori continentali “italiani”, sotto il dominio dei Savoia, alla Francia. Il regno di Sardegna territorialmente si ritrovò ridotto al solo possesso dell‘Isola, che accolse l’intera corte di Torino.

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