David Herbert Lawrence in Sardegna

Sorgono. Non c’è niente da fare o da vedere a Mandas. Non rimane che proseguire col primo treno del mattino fino al capolinea, verso Sorgono, che si trova alle pendici inferiori del grande nodo montuoso centrale della Sardegna: il Gennargentu. Sorgono deve essere bella, ritiene Lawrence. “Oh! Magic little town… Perhaps we will sta a day or two at Sorgono… Pretty Sorgono!” La coppia inglese decide di continuare il viaggio sempre in treno, sempre in terza classe che ritengono adatta per poter osservare con la dovuta calma e attenzione i sardi autentici. Sappiamo che Lawrence va alla ricerca, quasi maniacale, dell’uomo primordiale, autentico, libero dagli stili di vita e dalle ipocrisie che la società industriale dell’epoca già manifestava e imponeva diffusamente. La sua ricerca era diretta alla scoperta di quelle isole felici ancora incontaminate, vere, autenticamente vissute da uomini e donne con pari dignità sia sotto l’aspetto corporale che mentale: ecco l’antica, bella e marziale divisione dei sessi! Lawrence rifuggiva dagli stili di vita frequente negli ambienti intellettuali inglesi che lasciavano trapelare una reciproca influenza e relativa limitazione dell’individualismo, alimentando al contrario una scambievole compenetrazione d’idee, si comportamenti uniformemente connessi; detestava inoltre la pecorile uguaglianza del gregge proletario (the herd proletariat and the herd-equality mongrelism). Il nostro era un treno piuttosto lungo, tutto carri merci davanti, con la sola eccezione delle nostre due carrozze passeggeri agganciate dietro. Salivamo sempre e la linea faceva grandi curve così che quando si guardava fuori dal finestrino la locomotiva ci appariva sempre davanti che sbuffava affannosamente, come un cane che scappa avanti e indietro e gira intorno, mentre noi seguivamo la coda alla sottile fila di carri merci. La piccola locomotiva si affretta sempre più su. Compie curve strette come se volesse mordersi la coda, che siamo noi, e all’improvviso si dirige verso il crinale e sparisce. All'improvviso ecco apparire un’imprevista stazione subito dopo un ponte: un’irruzione di uomini, che potrebbero essere minatori o braccianti; alcuni con delle belle e coloratissime bisacce da sella. Tutti parlano ad alta voce e sono piuttosto vivaci; nessuna confidenza, nessuna ingenuità assai diffusa nell’odierna società civile. Ognuno sa che deve proteggersi da solo; ognuno sa bene che il diavolo può essere a pochi passi da loro, dietro il prossimo cespuglio. Sono personalità forti e vigorose, non si aspettano che la gente sia buona con loro, non lo vogliono. “They talk and are very lively. And they... never really abandoning their defences for a moment.. There is none of the brotherliness and civilised simplicity. Each man knows he must guard himself and his own: each man knows the devil is behind the next bush... Not that they are suspicious or uneasy. On the contrary, noisy, assertive, vigorous presences. But with none of that implicit belief that everybody will be and ought to be good to them, which is the mark of our era. They don’t expect people to be good to them: they don’t want it”. Ma tra noi e loro c’è un abisso. Non hanno la minima idea della nostra crocefissione, della nostra coscienza universale. Ognuno di loro è incentrato e limitato in se stesso, come lo sono gli animali selvatici. Si guardano attorno e vedono altri oggetti, oggetti da deridere, da temere o da fiutare con curiosità. Ma il concetto “amerai il prossimo tuo come te stesso” non è mai entrato nel loro spirito, neppure per la minima parte di esso. “But there is a gulf between oneself and them. They have no inkling of our crucifixion, our universal consciousness. Each of them is pivoted and limited to himself, as the wild animals are. They look out, and they see other objects, objects to ridicule or mistrust or to sniff curiously at. But thou shalt love thy neighbour as thyself has never entered their souls at all, not even the thin end of it”. Viaggiare in treno spesso è una buona occasione per riflettere. Lawrence durante il percorso da Mandas a Sorgono fa diverse riflessioni. Una considerazione di carattere geopolitico sul futuro ruolo degli Stati Uniti: as sure as fate we are on the brink of American empire (siamo sicuramente alla vigilia dell'impero americano). Riflette soprattutto sulla Sardegna e sui sardi: non che siano diffidenti o imbarazzati, al contrario hanno delle forti personalità, un carattere deciso, sicuro. Solo che non accettano il credo, tipico del nostro tempo, che tutti quanti siano o debbano essere buoni verso di loro: non se lo aspettano e non lo desiderano affatto. “They remind me of half-wild dogs that will love and obey, but which won't be handled. They won't have their heads touched. And they won't be fondled. One can almost hear the half-savage growl.” Mi ricordano quei cani non del tutto addomesticati che si affezionano e ubbidiscono, ma non vogliono confidenza. Non vogliono essere toccati e non vogliono essere accarezzati. E quasi si può sentire il loro rabbioso ringhiare. Il fascino di ciò che è al di fuori di loro e della loro ristretta cerchia familiare non li ha catturati. Il loro prossimo è qualcosa di esterno che non ha alcun interesse, è una mera esteriorità. La loro vita è imperniata su se stessi e non influisce sul loro comportamento verso gli altri, verso il resto del genere umano. La vita in questi luoghi si svolge alla stregua di ciò che avveniva nel Medioevo: una vita conclusa in se stessa e senza interesse alcuno per il mondo esterno. Questi uomini stanno sdraiati sui sedili, giocano, gridano, dormono, aggiustano i lunghi berretti, sputano. E' bellissimo che continuino a indossare i loro berretti a calza come segno distintivo della loro forte personalità. E' una chiara manifestazione della loro ostinata e potente tenacia. Non si lasciano influenzare dall'abbigliamento diffuso nel resto del mondo. Rozzi, forti, determinati, conservano la loro rozza,oscura ottusità e lasciano che il mondo vada per la sua strada verso il suo illuminato inferno. Il loro inferno è il loro personale inferno e lo preferiscono non illuminato. Il problema resta sempre lo stesso: riuscirà la Sardegna, riusciranno i sardi a resistere fino in fondo? Oppure su di essi si abbatterà l'onda del razionalismo che spazzerà via i berretti a calza? O quella marea dell'unità mondiale si ritirerà prima? Amo, prosegue Lawrence, questi rozzi uomini delle montagne sarde, per i loro berretti e per la loro splendida e animalesca ottusità (stupidity). C'è da augurarsi che l'ondata di omologazione e di generale imitazione che prosegue nella sua universale espansione non spazzi via quelle superbe creste, quei berretti. Spesso, dalla lettura di Mare e Sardegna, si è assaliti dal dubbio che Lawrence abbia già precostituito mentalmente il tipico uomo sardo, tutto d'un pezzo, forte, rude e deciso quanto basta per fargli dimenticare l'uomo moderno, lezioso, omologato, stucchevole che tanto disprezza. (D.H. LAWRENCE IN SARDEGNA - Il viaggio in Sardegna dell'Autore del romanzo L'AMANTE DI LADY CHATTERLEY - Edizione KINDLE AMAZON )

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