SARDEGNA E D.H. LAWRENCE: UN RAPPORTO CONTRASTATO

La sosta a metà percorso è prevista a Gavoi. Un’osservazione puntuale sulle case del paese: sembrano costruite senza alcun progetto, le stanze, molte o poche che siano, si susseguono così come capita dando l’impressione che non solo non siano ultimate, ma che mai lo saranno. (Queste costruzioni caotiche e incompiute – logica conseguenza di un cronico sottosviluppo economico – sono ancora oggi una deprecabile costante nel paesaggio urbanistico della Sardegna). Il pasto, stavolta abbondante, è a base di cinghiale bollito: ottimo e sostanzioso il brodo, non altrettanto gradita la carne, comunque in porzioni piuttosto abbondanti. A Nuoro la coppia alloggia all’albergo Stelle d’Italia. David e Frieda fanno una breve passeggiata nella città, ma non trovano invitante nessun locale per poter prendere un caffè. La cena, nella sala ristorante dell’albergo, prevede la solita minestra, manzo fritto, quattro patate e un po’ di cavolfiore per contorno. Formaggio? No, non c’era del formaggio; il povero Lawrence non ha la possibilità di assaggiare il formaggio sardo. L’indomani mattina, lunedì, a Nuoro non c’è niente da vedere. L’assenza della benché minima attrazione turistica – in modo particolare quella artistica – viene accolta da Lawrence con sollievo. I luoghi d’interesse storico o artistico costituiscono quasi sempre una seccatura. Per fortuna lo scrittore inglese sa esattamente che a Nuoro non esiste neppure un pezzetto né del Perugino né del Pisano, e questa totale assenza di patrimonio artistico libera il visitatore dall’impegno, quasi un dovere, di ammirare le bellezze che le città esibiscono. In questo modo si può bighellonare tranquillamente, senza una meta ben precisa. “La vita è la vita – scrive Lawrence – e le cose sono cose. Sono stanco di cose sbalorditive. Ho già provato le mie emozioni con il Carpaccio e con Botticelli…” E allora, che si fa? Si tenta l’acquisto di pane per l’ultimo tratto del viaggio che li porterà fino a Terranova (Olbia): ma il pane, a Nuoro, il lunedì mattino non si trova facilmente… I coniugi Lawrence, delusi per non essere riusciti ad acquistare né pane né formaggio, partono per il loro ultimo percorso in Sardegna, in autobus. Orosei, Siniscola, Terranova Un’altra tappa del breve tour della Sardegna: Orosei, battuta dal sole e abbandonata da Dio. I due turisti inglesi tentano di comprare del pane: macché, non riescono a trovarne. Questa assoluta mancanza di pane non può che indispettire Lawrence, tanto che lo scrittore utilizza gli aggettivi “zotici, immusoniti e scorbutici” (churlish, glum, grumpy) per definire gli abitanti di Orosei. Ma l’assenza di ospitalità dei suoi abitanti non impedisce a Lawrence di esprimere ammirazione per la località: “Oh wonderful Orosei with your almonds and your reedy river, throbbing, throbbing with light and the sea’s nearness, and all so lost, in a world long gone by, lingering as legends linger on. It is hard to believe that it is real. It seems so long since life left it and memory transfigured it into pure glampur, lost away like a lost pearl on the east Sardinian coast.” Oh, meravigliosa Orosei, con i tuoi mandorli e il tuo fiume che scorre tra i canneti e che pulsa, pulsa di luce e della vicinanza del mare, e tutto così perduto. In un mondo ormai lontano, che resta sospeso come restano sospese le leggende. E’ difficile credere che sia reale. Sembra che sia passato tanto tempo da quando la vita è cessata e la memoria l’ha trasfigurata in puro fascino, persa come una perla smarrita sulla costa orientale della Sardegna. E’ quasi mezzogiorno e Lawrence si lamenta con il bigliettaio dell’autobus: è l’ora di pranzo, quando si arriverà a Siniscola e, soprattutto, troveranno una locanda dove poter mangiare? Non ci sono problemi, Siniscola è vicina e i due viaggiatori potranno mangiare quel che vorranno… La locanda del paese (“stretto, rozzo e pietroso”) non ha un aspetto molto rassicurante: solita stanza fredda e triste che si affaccia sulla strada, triste anch’essa. Arriva la solita zuppa e il consueto coro di risucchi dei commensali assolutamente più rumorosi di quelli “ammirati” a Mandas… Per secondo c’è poco da scegliere: uova fritte e del formaggio. Lunedì, 10 gennaio 1921, ore 17, arrivo a Terranova per l’imbarco (ore 20) sul piroscafo diretto a Civitavecchia. Il viaggio di Lawrence, durato poco più d’una settimana (compresi i giorni di navigazione) alla ricerca dei paesaggi selvaggi e della genuina, autentica primitività dei Sardi, era finito. L’Isola seppe regalare allo scrittore l’occasione di ritrovare per pochi giorni, quel senso di libertà che gli spazi in apparenza senza confini sembravano regalare. Un viaggio che si potrebbe definire un vero tour de force considerando il viaggio in nave (Palermo – Cagliari e Terranova – Civitavecchia) durato circa quarantacinque ore; quattordici ore di viaggio in treno (Cagliari - Mandas - Sorgono) in due giorni; tredici ore di viaggio in autobus (Sorgono - Tonara - Gavoi - Nuoro e Nuoro - Orosei - Siniscola - Olbia Terranova) in due giorni. All’arrivo in Italia, Lawrence sente dissolversi la sua solida anima sarda, la sente svaporare nella incertezza e nella transitorietà tipicamente italiana.

Commenti