Monte d’Accoddi
Durante il periodo che vide il diffondersi della Cultura di San Michele, parecchi secoli prima che avesse inizio l’età nuragica, le popolazioni insediatesi nella parte settentrionale della Sardegna frequentavano assiduamente un edificio sacro, che sorgeva nella piana della Nurra a nord di Sassari,per assistere a funzioni religiose. Sulla sommità di una collina, Monte d’Accoddi, sorgeva un edificio di dimensioni considerevoli, a forma di ziqqurat: una piramide tronca sulla cui sommità è probabile che esistesse una sorta di altare dedicato alla divinità (Dea Madre?) cui venivano dedicati periodicamente dei riti propiziatori che, considerata l’epoca, con molta probabilità erano accompagnati da sacrifici di animali, senza che si possano escludere anche i sacrifici umani. L’edificio presenta delle misure piuttosto singolari e imponenti: la base misura 38 metri per 32: l’altezza della struttura è di oltre 8 metri; la rampa di accesso alla sommità è lunga 42 metri e larga da 7 a 14 metri. Si è di fronte indubbiamente a un edificio le cui dimensioni conducono alla conclusione che si trattava di un tempio sacro, utilizzato per funzioni e riti assolutamente importanti, e frequentato da numerose comunità stanziate sull’intero territorio dell’Isola. “Se infine l’interpretazione del grande edificio di Monte d’Accoddi come un grande altare a terrazza è – come pare – degna di essere accolta, viene da considerare anche che, mentre i normali culti relativi alle tombe sono da ritenersi a carattere familiare o di clan, qui ci troveremmo di fronte, invece, a un culto di ben più ampia portata, interessante forse, data la sua grandiosità e la sua unicità, tutti gli individui delle varie tribù appartenenti alla cultura di Filigosa e poi a quella di Abealzu, situate in varie parti dell’Isola” (Ercole Contu - La Sardegna preistorica e nuragica – Carlo Delfino Editore - vol. I pag. 296).
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