MIGRAZIONI di MILOS CRNJANSKI - traduzione di Lionello Costantini-ADELPLHI 1992

Velati di nebbia, i salici vaporano; sempre più basse, le nubi vorticano. L'abisso, che il fiume attraversa è fosco e impenetrabile. La terra è cupa, invisibile, sommersa di pioggia. Oltre il buio, lo stagno mugghia. Riflesso dall'acqua morta, il bagliore lunare tremola sulla tenebra, poi dilegua e scompare nella notte grondante di pioggia che entra ed esce, entra ed esce senza posa, avvolgendolo e bagnandogli il petto enorme e il ventre caldo e gonfio, coperto da pelli di montone con il vello intriso di sudore. A goccia a goccia, la pioggia filtra fra le canne, pur nell'oscurità totale, egli vede avvicinarsi una rana, a balzi. A tratti, esplode un latrato di cani o si leva un canto di galli, da mezzanotte ormai in lontananza. Ma il tonfo cupo degli zoccoli dei cavalli, simile a un rombo sotterraneo, risuona vicinissimo, come penetrato nel sonno. Il sussulto che lo desta di continuo attraversa come una vibrazione l'oscurità che gli penetra sotto le spalle e i fianchi percorsi da brividi di freddo. Non distingue la tenebra che ha intorno dalla tenebra che ha dentro di sé e, spalancando gli occhi, nel buio, non vede nulla. La rana che balza oltre il capo di certo l'avverte, ma il sonno lo sommerge, e tutto di nuovo sprofonda nell'odore pesante della pelle di montone, sulla quale poggia la parte superiore del corpo, accanto alla testa della moglie. Colpito qualche giorno prima al ginocchio dal calcio di un cavallo mentre cominciava a radunare i reparti del reggimento, si sveglia ancora di notte per il dolore, ma l'immensa stanchezza placa rapidamente il dolore e sfinimento e prostrazione. Così, svegliandosi di continuo, dà in un gemito, ma subito si riaddormenta, di colpo, digrignando i denti. E tuttavia che cosa mai non vede in quei brevi istanti di dormiveglia! Il fiume che risuona ai piedi della collina, riempiendo tutta la notte. Il chiarore lunare che si spande nelle acque ristagnanti e penetra in cavità e strapiombi. Le canne della finestra e del tetto da cui stilla la pioggia a goccia a goccia, in sequenza infinita. Le nubi, che vorticano sempre più basse. Una marea di cime di salici, dense di getti. E quando torna a cullarsi in quel suo strano sonno, aureolato di bagliori di fiamma, eccolo proiettato, in un turbine di luci violente, verso lontananze infinite, altezze irraggiungibili, profondità abissali, finché la pioggia, che filtra incessante fra le canne, non lo sveglia di nuovo. Allora,con la coscienza confusa, arriva a sentire il latrato dei cani e il canto dei galli, e subito dopo, nell'oscurità, spalanca gli occhi, ma non vede nulla, pure gli sembra di scorgere, in alto, un cerchio azzurro, immenso. Nel suo cuore , una stella.

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